Serada Libre

 
La serata ebbe inizio.
C’erano tanti, troppi uomini impegnati a flirtare con altrettante donne la cui unica preoccupazione era lo smalto sulle unghie e il prossimo bicchiere.
 
Il barman non era riuscito a contenersi, e pungolato dal cuoco aveva dato una boccata di troppo al cilum e fin dal momento dell’aperitivo sembrava vegetare in un angolo di un divano con la mano ad accarezzare la coscia della modella seduta accanto a lui. Peccato che la modella era un ubriacone noto al locale che passava le sue serate lì.
Dalla cucina i profumi delle salsicce salivano in sala e si mescolavano alla puzza di cenere e all’aroma di tabacco e spinelli che impregnava ogni cosa.
Era un odore acre e persistente. Un odore che al primo impatto ti nauseava, ma poi ti entrava talmente addosso che quasi ti ci abituavi.
 
Fin dall’inizio della serata Mario prese da parte lo chef per decidere il menu e i dettagli della cena. Era ben conscio del fatto che se gli avesse lasciato campo libero, avrebbe fatto di tutto fuorchè servire gli ospiti. Di origini marocchine, era facile vederlo ai fornelli con un cilum in bocca, ogni volta nuovo, ogni volta diverso.
Uno chef poco affidabile.
 
Cosa mancava? Il primo c’era. Anche il secondo. Il gelato era nella ghiacciaia. I lime e lo zucchero di canna c’erano. Con il rum sarebbe stata una "Serada Libre".
E in un angolo del tavolo c’era la mistura personale con cui lo chef riempiva i suoi cilum.
Sembrava ci fosse tutto. Nonostante tutto.
 
La serata sarebbe stata devastante, ma Mario lo sapeva. Era abituato a sere del genere fin dai tempi delle scuole, quando approfittava di ogni momento libero in cui i genitori erano via per organizzare feste e festini a base di alcool e droghe varie. Serate adolescenti sempre al limite del collasso.
Una volta dovette addirittura correre a cacciare tutti fuori perchè all’ultimo momento i genitori ritornarono senza preavviso. La scena che avrebbero visto sarebbe stata troppo forte da sopportare. Meglio negare tutto e cercare di mettere a posto almeno il visibile.
 
"Posso mangiare una salsiccia?" distolse Mario dai suoi pensieri. Era la domanda di una delle ospiti, attirata fino in cucina dal succulento odore di grasso suino che colava dalle salsicce in forno e si fondeva con le cipolle e il peperoncino piccante. Lo chef era bravo, nonostante i cilum, e Mario ne era consapevole.
 
"Non posso lasciarglielo fare, signora" usò il tono più dolce e convincente che avesse, ma la signora sembrava fermamente intenzionata a non andare via senza un pezzo di salsiccia sotto i denti. "Ho degli ospiti che attendono pazientemente di là. Se la vedessero potrebbero risentirsi del favore che potrei farle accontentandola. Seppur a malincuore, perchè è mia intenzione accontentarla, devo fermamente invitarla ad accomodarsi sopra con gli altri ospiti. La cena sarà servita a momenti". La faccia della donna non lasciava adito a dubbi. Se l’era presa.
 
Mario sapeva che non assecondare i desideri di una donna era un guaio, anzi, la sua principale fonte di guai, ma non gli interessava.
Era abituato a situazioni ai limiti dell’assurdo, e sapeva che questo rifiuto l’avrebbe pagato a caro prezzo. Una salsiccia poteva diventare il bandolo di una matassa di proporzioni epiche.
La vita ti restituisce tutto, pensò, e non ci pensò più.

In sala l’atmosfera si stava scaldando, la musica e l’alcool cominciavano a dare i primi benefici effetti alla socialità interpersonale, come amava definire Mario la capacità degli uomini di buttarsi addosso a qualsiasi donna che mostri un minimo di confidenza nei loro confronti, e a quello di qualsiasi donna a sentirsi l’unica stella del cielo se un qualsiasi straccio di uomo dedica loro un minimo di attenzione.
 
C’erano due o tre soggetti interessati alla sua persona, i segnali del favore femminile sono facili da cogliere a volte ma la testa di Mario era altrove.
"Cuba Libre" pensò dopo un sorso al bicchiere ghiacciato. Il caldo era un avversario implacabile. Serate passate nei pub a bere in compagnia di un’umanità ebbra e chiassosa, penetrati dal vibrare ossessivo della musica delle casse, ma tutto scoloriva quando c’era lei.
Lei.
La donna che più di ogni altra gli aveva dato speranza. Speranza nelle persone, speranza nel futuro, speranza luminosa del buio tetro della vita.
E a cui lui aveva dato tutto sè stesso.
Non sapeva cos’era l’amore, ma sapeva come provarlo.  
La vita ti restituisce tutto, pensò, e non ci pensò più.
 
Le ore passano lente quando hai i compagni giusti, un po’ di musica soft e un cocktail che ti tiene compagnia. La cena fu servita in perfetto orario, subito dopo l’arrivo dell’ultimo ospite che si era fatto dare un passaggio per essere lì. Non poteva mancare per niente al mondo.
La signora delle salsicce ebbe un trattamento di favore per sua intercessione, ma non sembrava aver gradito molto a giudicare dalle frecciate che Mario doveva sopportare con lo sguardo. La gratitudine non era di questo mondo, pensò.
 
Ottimo. Davvero ottimo. I complimenti allo chef non tardarono a farsi sentire a gran voce dalla sala, e la sua presenza fu ad un certo punto necessaria tanto da costringerlo ad abbandonare l’amato, ennesimo cilum. Ma una volta in sala non tardò ad attaccarsi al primo spinello libero.
"Si diverte, chef?" il tono era amichevole e colloquiale "Fai una canna…" fu il laconico e sbrigativo ordine del cuoco. 
 
La sua voglia di fumare era assolutamente fuori dal normale. Era capace di cucinare e al contempo assumere quantità di stupefacenti che avrebbero steso un cavallo. Ma lui era ancora in piedi, e sebbene un po’ rallentato e bianco in faccia, ancora in grado di reggere un minimo di conversazione considerando che era in mezzo a due donne che lo massaggiavano.  
Facile, quando si è dipendenti. La droga smuove le montagne, e Mario ne aveva un fulgido esempio sotto gli occhi.
 
Ma non capiva l’incoerenza. Le persone che assumono droghe di qualsiasi genere, tipo e quantità in maniera regolare, spinti dalla voglia o dal bisogno, tendono a non vedersi in maniera critica. In pratica non si sentono dipendenti, non sono drogati.
Una falsità oggettivamente enorme, visto lo stato in cui versavano gli ospiti.
Ma nessuno sembrava curarsene, ognuno pensava al suo bicchiere, al suo spinello, alle sue unghie smaltate.
 
La droga può assumere varie forme, non si deve necessariamente iniettare, fumare o mangiare. Tutti hanno le proprie dipendenze, le proprie personalissime droghe che cercano di assumere in quantità sempre maggiori. Sembrano non bastare mai.
 
"Devo dimagrire un po’ più sul culo" fu il commento di una delle donne in sala che catturò l’attenzione di Mario verso argomenti più pragmatici. "Non credo tu ne abbia bisogno" disse con un sorrisetto, ricambiato dalla tipa che aveva intuito il lampo malandrino nei suoi occhi
"Cosa te lo fa pensare?"
"Gli occhi questo mi dicono, dovrei toccare con mano per sentire se dicono il vero"
"Ok"
Aveva il culo sodo di chi fa sport ma con dei lievi rigonfiamenti che scendevano dai fianchi. Era vero. Doveva dimagrire un po’ più sul culo.
"Complimenti! Fai sport?"
"Si. Kick-boxe!"
"Bene, continua cosi" per rendere più simpatica la bugia.
A quel punto il ghiaccio era rotto, e non si poteva indugiare oltre. Le altre donne avevano visto, ed erano impazienti di essere vagliate dalla sapiente mano di un Mario che non si tirava certo indietro in situazioni del genere.
 
Sederi di donna sfilavano sotto la mano mentre l’altra reggeva l’ennesimo spinello. Quanti ne aveva provati Mario non riusciva a ricordarlo, sentiva solo il pavimento farsi sempre più vicino e accogliente con il suo piacevole frescore dietro le spalle.
Ma l’imprevisto era dietro l’angolo, sottoforma di chef sprofondato nella sua poltrona a rullare senza sosta. 
Sembrava un automa, oridinava lo svuotamento progressivo e regolare del fusto di birra e nel frattempo rullava le canne da passare in sala.
La gente guardava la scena ma non se ne curava, alcuni erano già nella stessa posizione che assunse Mario poco dopo. Stesi a terra.
 
Da quel momento i ricordi si fanno vaghi e frammentari, e il bel fresco che fa sul pavimento; gente che saluta, che va via e il bel fresco che fa sul pavimento; donne che avevano di meglio da fare salutano con aria da sufficienza, e il bel fresco che fa sul pavimento.
 
La serata ebbe termine…

 
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8 comments

  1. Più che notevole, quasi realistico direi :)Ho alcuni punticini da chiarire ma il senso generale penso si sia colto: orge di canne e sederi servite su un letto alcolico di ozio e cazzeggiamento. La parte migliore è il pavimento, io lo dico sempre.   cicileu! ieu!

  2. …zucchero di canna…lime……………………….coca e havana….spinello??si grazie…..e mentre Mario dormiva sul bel fresco che fa il pavimento la serata continuava con gli "avanzi"…qualche palpata in meno ed è il  ricordo di serate vissute, non passate, vissute…che bello…cazzo però, che fortuna, ed è bello dire fortuna per noi..per noi gruppo..insieme..mi fai venire voglia di mario, di jamal, còvità, u chiatton, gaetan a merd, frengo u disoccupat, e gli altri, gli altri, gli altri….e Matteo?? Vabbuò matteo….organizziamo?? sabato? a napoli?comunque bella mariocalvariodiariosvariovariodariosariovocabolariosinonimo&contrariofuoriorariocaccaculo!!saluti da iellofringuellosettebellocappellochebello….

  3. ..zucchero di canna…lime……..coca e havana…spinello??si grazie…e mentre mario dormiva su quel bel fresco che fa il pavimento la serata continuava con gli "avanzi"…quanto mi ricorda di vissuto…e per non perderci nei ricordi io propongo:-SABATO-NAPOLI-DA ME!!ci vuole il gruppo..l\’insieme..Mario, jamal, speedy, ù chiatton, gaetan a merd, frengo u disoccupat, e gli altri, gli altri, gli altri…E Matteo??eh vabbuò matteo……comunque bella Mariodiariocalvariodariosariovocabolariosinonimo&contrariocaccaculo!saluti da iellofriarielloflangelloombrellosettebelloduellochebello….

  4. …zucchero di canna…lime……………………….coca e
    havana….spinello??si grazie…..e mentre Mario dormiva sul bel fresco
    che fa il pavimento la serata continuava con gli "avanzi"…qualche
    palpata in meno ed è il  ricordo di serate vissute, non passate,
    vissute…che bello…cazzo però, che fortuna, ed è bello dire fortuna per noi..per noi gruppo..insieme..mi
    fai venire voglia di mario, di jamal, còvità, u chiatton, gaetan a
    merd, frengo u disoccupat, e gli altri, gli altri, gli altri….e Matteo?? Vabbuò matteo….organizziamo?? sabato? a napoli?comunque bella mariocalvariodiariosvariovariodariosariovocabolariosinonimo&contrariofuoriorariocaccaculo!!saluti da iellofringuellosettebellocappellochebello….

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