Io sono Mariottide

 
Faceva freddo fuori. Il pungente vento autunnale sferzava i visi già rossi di alcool delle spagnole nel vicolo.
Tutti si rintanavano dentro, al calduccio.
 
Mexico. Questa terra lontana mille miglia e più. Separati da un oceano. Eppure cosi vicina.
C’era festa nel locale. E tutti indossavano poncho e sombreri.
 
Che strano locale. Era come un animale steso in una posizione innaturale.
Si entrava dalla bocca spalancata dentro fin dopo la lingua e si scendeva giù lungo l’intestino, seguendo le curve del cadavere contorto.
Difficile uscirne.
 
C’era festa nel retto. E tutti bevevano alla salute di una donna.
Era una donna di rara bellezza, si meritava ben più di un brindisi, ma era una bellezza antica, come dei tempi andati.
 
"Auguri" esordì Antes mostrando ai presenti il regalo per la donna che gli sembrò più indicato portare con sè.
Brusio generale e nuovo brindisi automatico.
Era una bottiglia di vino.
La donna gradiva. "Mi chiamo Mariottide" disse tenedo il calice mentre si faceva versare il vino.
 
"sapevo di una festa, ma non sapevo fosse per te" disse Antes riempiendosi il bicchiere.
Non era vero. Sapeva tutto di lei. Tranne il nome.
 
Una bottiglie di vino è meglio di un finto interessamento, ti permette di sapere ciò che vuoi dissimulando l’interesse, pensò.
L’odore era fruttato, il sapore liscio ma con un retrogusto pungente. Molto gradevole.
 
Da lì si poteva sentire il Mexico. La musica incessante era come ipnotica. Ti spingeva a ballare.
Non era facile tenere a bada le emozioni. Tutti volevano ballare.
Fu cosi che si decise di ballare.
 
Ma per Antes andò diversamente. Decise di suonare. Ma non solo per piacere personale.
Voleva dedicare una canzone a Mariottide.
Ma lei era troppo intenta a mangiare avidamente un kebab per interessarsi alla musica.
Ad Antes non rimase altro che il piacere personale di suonare, dato che l’altro motivo era naufragato nel grasso di un gyros.
 
Ma il gyros finì, e il tanto aspettato momento della canzone arrivò.
Una canzone che veniva dal cuore. Nata dal sangue e dal dolore, dalla perdita e dalla lotta.
La donna gradiva. "Buonanotte ragazzi" fu il laconico saluto rivolto agli artisti.
Ma tanto bastava per riempire di soddisfazione.
 
Buonanotte, Mariottide…
 
 
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